
Finalmente l’estate è finita. Se siete degli amanti della bella stagione (che, per me, di bello ha ben poco), perdonatemi. Io, d’estate, sto male. A tutti i livelli. Fisicamente sto un catorcio, con l’esplosione di mille acciacchi. Psicologicamente anche peggio, con le sinapsi fritte dal calore. Emotivamente, l’apoteosi. L’umore sotto i piedi (che, comunque, non riescono a scendere dal divano), e una depressione strisciante che cerco di tenere a bada con tanto gelato alla menta.
Per dovere di cronaca, per me l’estate inizia precisamente con l’inizio di giugno. Perché smetto di lavorare e me ne vado alla mia casa al mare? Chiederete voi. Ci sono due cose sbagliate nella vostra supposizione, vi rispondo io.
All’inizio di giugno succede questo: le temperature s’impennano come le montagne russe di Gardaland e, soprattutto, termina il corso di teatro.
Per chi mi segue anche sui social, sa che l’estate 2025 è stata atroce, per me. Mi sono immobilizzata, neanche avessi guardato Medusa dritta negli occhi. Non ho fatto niente di niente, a livello creativo. Zero assoluto.
Durante l’estate 2024, invece, ero riuscita a sfangarmela. Scrittura di un testo teatrale; letto molti libri interessanti, di narrativa e non; preparazione del mio sito e della newsletter, articoli compresi. Mi sono quindi chiesta il perché, di tutta questa differenza. Come ho trascorso diversamente i due anni, quello 23/24 rispetto a quello 24/25.
L’anno prima l’ho passato facendo molte cose, anche stressanti, ma sempre emozionanti. Il corso di teatro, dove, per la prima volta, portavamo un atto unico e avevo molto tempo in scena (e, quindi, molto da studiare). E poi la campagna di crowdfunding del mio romanzo “Note di Jazz a Rainbow Street”, che ha portato con sé tantissime cose da fare, presentazioni, telefonate, incontri faccia a faccia con amici vecchi e nuovi e ritrovati, e un reading che ha necessitato di preparazione e prove (bellissime prove, con amici carissimi), senza tralasciare la festa finale, che è pure coincisa col mio compleanno.
L’anno appena trascorso, invece, l’ho concentrato tutto sul teatro. E, per tutto, intendo a livello di tempo, di testa e, soprattutto, di cuore. Cuore, cioè amore, per il testo, per il mio personaggio, per le insegnanti e, soprattutto, per i miei compagni. Ho investito tutto su un’unica cosa. Che mi ha dato tanto, ma davvero tanto. È che quando è terminato… la mia vita si è stoppata con esso. E non sono riuscita a ripartire più. Ho capito che non posso mettere tutta me stessa in una sola cosa. E non lo rifarò.
Adesso siamo finalmente a settembre. Le temperature si abbassano, e le attività ripartono. Per me, ma, immagino, anche per tanti di voi, è questo, il vero inizio anno. È adesso, che si stilano i buoni propositi. Io, la mia lista, sto iniziando a costruirla adesso.
Una delle cose che sono sicura di voler fare, quest’anno, è la presentazione del romanzo, a cui non ho ancora dato lo spazio e il tempo che si merita. La prima sarà per ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuta durante la campagna (ovviamente sono tutti invitati!), con firmacopie e rinfresco. Sto cercando il luogo adatto, ma vi informo già che sarà questo inverno. Iniziate a spargere la voce, se vi va.
La seconda: scrivere un nuovo romanzo. Penso di aver scelto, la storia che voglio portare alla luce. Ne parleremo insieme alla presentazione…
Buon anno nuovo a tutti voi, e a tutte le belle cose che costruirete!