Lovecraft e Carpenter a passeggio in Canada.

Lo so, è passato del tempo, ma… ecco il secondo film che avevo deciso di consigliare alla modella gotica fotografata da mio marito (e a voi). Non vi ricordate? Questa è la storia, ripresa dall’articolo del primo film consigliato (trovate il link a fondo pagina, nel caso voleste recuperarlo):
Mio marito fa il fotografo. Lo fa per passione, ma studia molto e ci mette molto impegno, e non è meno bravo di molti che lo fanno di professione. Digressione a parte… Un giorno una modella gotica che lui ha fotografato chiede, sui social, consigli per un film horror. Lui gli gira gli articoli che ho scritto sul genere, e lei gli risponde “ti ringrazio ma, a parte uno, li ho visti tutti”. Colpo al cuore anche se, da un’appassionata, anche se giovane, come lei, me lo potevo aspettare.
Il primo film che ho consigliato (a lei, ma anche a voi), era un titolo del 2014, presentato al Festival di Cannes. Una pellicola che gioca più sull’inquietudine, che sull’orrore materiale. Un paio di scene forti, ma ben calibrate. Tutto al contrario del film che vi presento oggi, che fa degli effetti speciali (rigorosamente artigianali, niente cgi) il suo punto di forza.

“The Void- Il vuoto” è un film canadese a basso budget del 2016, diretto da Steven Kostanski e Jeremy Gillespie, che si sono occupati anche della sceneggiatura.
Noiosissimo paesino di provincia, dove tutti si conoscono, e non succede mai niente. Notte (ovviamente). Due persone in fuga da non si sa che cosa. Una delle due colpita, e data alle fiamme. L’altra, un uomo, viene ferito, ma scappa. L’agente Daniel Carter lo trova, lo soccorre, e lo porta nel piccolo, e molto, molto isolato, ospedale di zona. Dove, tra le altre cosa, lavora pure l’ex moglie. Di punto in bianco, lo stabile viene assediato da un gruppo di uomini incappucciati alla Ku Klux Klan, inquietantissimi, che uccidono chiunque tenti di scappare. Ma dentro va anche peggio. Le persone cominciano prima a impazzire, e a commettere efferati omicidi. In seguito, si trasformano in mostri orripilanti. I pochi superstiti, alla ricerca della verità, faranno una scoperta terrificante. Tutto questo nel piccolo ospedale del piccolo paese, dove non succede mai niente.
Tra mille citazioni ai film di Carpenter e alle opere di Lovecraft (che gli autori non hanno mai nascosto, anzi), questa piccola produzione indipendente non è un film che vuole affascinare la mente, ma vuole prendervi direttamente alle viscere. Il ritmo è serrato, le mutazioni sono orripilanti quanto affascinanti. Il nero della notte e del buio dei corridoi dell’ospedale si contrappone alle luci blu e rosse che lampeggiano al di fuori, e rendono tutto più surreale. È realtà, oppure un incubo?
Senza scendere nei dettagli, perché non voglio fare spoiler, posso dirvi che il film parla del vuoto e di ciò che vi si nasconde dentro. Parla di rimpianti, di dolore, di ferite non curate e, per questo, mai guarite. Ho amato l’uso del simbolismo all’interno del film, come la forma piramidale che si ripresenta più volte, fino al gran finale. Finale che, tra le altre cose, ricorda, a mio avviso, quello di uno dei film più belli del maestro Fulci. Una chiusura che ci lascia più domande che risposte. Proprio come piacciono a me.
“The Void – Il vuoto” non sarà un film che verrà annoverato tra i classici del cinema di genere. Non verrà ricordato come innovativo, o dallo stile raffinato. Non verrà rammentato per la brillante recitazione (anche se gli attori se la sono cavata egregiamente), neppure per la sceneggiatura altisonante. Però funziona. Perché tocca dei temi universali e profondi, e lo fa infilando le mani nell’orripilante. Dategli una possibilità. Poi raccontatemi com’è andata.