5 romanzi di Stephen King che amo

Si dice che il primo amore non si scorda mai. Io ci ho sempre creduto molto, molto poco. Mia madre mi ha sempre ripetuto, fin da tenera età, che sono una persona innamorata dell’amore. E forse, sotto alcuni aspetti, può anche essere vero. Ma non vi voglio stare a fare un trattato psicologico di me, che, oltretutto, sono ancora un “lavori in corso”. Quello che vi voglio dire è che, prendendo la citazione e spostandola in altro contesto che non sia quello relazionale ma quello letterario… sì, è vero. Il primo amore non si scorda mai. E il mio primo amore, è stato Stephen King.

Anno 1990. Una bambina di dieci anni decide che ha voglia di leggere un libro da grandi. I suoi genitori, grandi lettori, la lasciano pescare in tutta libertà dalla loro libreria. Un romanzo la attira. Di un certo Stephen King. Titolo: “Una splendida festa di morte”. Decisamente ganzo, come si dice in Toscana. Legge la quarta di copertina, e si accorge che è la stessa trama del film “Shining”, che lei ha già visto e amato (e che le aveva causato non poche notti insonni). È fatta. È amore a prima vista. Che non la abbandonerà mai.

Come una buona adolescente che si rispetti, vado in fissa, e, per i prossimi dieci anni, leggerò solo ed esclusivamente King, recuperando i titoli anni 80 dalla libreria di mio padre, facendomi comprare quelli che mancavano, e non perdendo nessuna prima uscita. Io, i libri dello zio Stefano, non li leggevo. Li bevevo. Ero vorace. Le storie mi avviluppavano come un essere lovecraftiano, e non riuscivo a staccarmi da quelle pagine magnetiche. Se sono diventata una grande lettrice, e una scrittrice, lo devo a lui. E a i miei genitori, che non mi hanno mai frenato, nella scelta delle mie letture.

Potrei raccontarvi un sacco di aneddoti, sul mio rapporto con King, ma preferisco far parlare i suoi libri. Per questa lista dei cinque, ho scelto solo romanzi. Ci sono raccolte di racconti meravigliose, ma ne parleremo in seguito, se vi andrà. Escludo dalla lista “It” e “L’ombra dello scorpione” volutamente. Li reputo il top del top, inavvicinabili da nessuna sua altra opera passata e futura. Ultima cosa: le scelta delle foto delle copertine non è casuale. Sono quelle delle edizioni che ho letto, e che tengo in casa. Buona lettura!

1- Pet Sematary (1985)

La famglia Creed, madre, padre, bimba, frugoletto e felino al seguito, si trasferisce da Chicago a Ludlow, piccola cittadina del Maine (ma che strano, che sia nel Maine…). Quando Church, il gatto della figlia, muore investito, il vicino di casa porta Louis, il capofamiglia, a seppellirlo in un antico cimitero indiano. Il giorno dopo, la bestiola ritorna a casa, ma in versione più demoniaca. Il problema è che non sarà l’unico componente della famiglia a morire, e che, spesso, dai propri errori, non si impara mai.

Quando ero giovane, mi piaceva leggere un po’ a letto, prima di dormire. Fin quando non ho avuto tra le mani questo romanzo. Mi ricordo che, dallo spavento, lo lanciai contro il muro, spensi la luce e infilai la testa sotto le coperte. Ma non è per la sua capacità di terrorizzare, che lo annovero tra i miei preferiti. La storia parla di amore. Di quell’amore disperato e indistruttibile che va oltre la morte. E del senso di colpa, di chi si sente colpevole per non essere riuscito a tenere i propri cari al sicuro. Con tutte le tragiche conseguenze che ne possono derivare, se le ferite non vengono elaborate.

2 – Le creature del buio (1989)

Nella cittadina di Haven, situata nel Maine (ma davvero, nel Maine?), mentre passeggia nel bosco, la scrittrice Roberta “Bobby” Anderson inciampa in un oggetto metallico che sbuca dal terreno, che altro non è che un angolo di un’astronave sepolta. Decide di disseppellirla, liberando così nell’aria un gas che modificherà lei e i suoi concittadini, rendendoli telepatici, abili con la tecnologia (aliena), e un attimino più mostruosi, sia dentro che fuori. Finché non arriva in città Jim Gardener, amico, amante, poeta e ubriacone. Immune alla trasformazione per via di una placca metallica in testa, cercherà di capire come fermare la mutazione. Sempre se sia ancora possibile.

Malloppone di King scritto in piena dipendenza da alcol, un suo primo approccio con la fantascienza. E anche il mio. Non avevo mai letto niente, su alieni e mutazioni, e lo trovai affascinante. La modificazione mentale e corporea dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti, poco importa se aliene o terrestri, è il punto cardine di questo romanzo. King lo odia, io lo amo. A voi futuri lettori, l’ardua sentenza.

3 – La metà oscura (1990)

Thad Beaumont, scrittore impegnato, vive nella piccola cittadina di Ludlow (sì, la stessa della sfortunata famiglia Creed). Piccolo appunto su Ludlow: si trova a circa un’ora di auto da Castle Rock. Perché lo dico? Perché quest’ultima è una delle città immaginarie più famose della letteratura. Continuiamo… Con lo pseudonimo George Stark, scrive invece romanzi più popolari, il cui protagonista è un killer violento. Quando viene smascherato, decide di inscenare la sepoltura del suo alter ego, per guadagnarci in pubblicità. Il problema sorge quando George Stark esce dalla finta tomba, con l’intenzione di far fuori tutti quelli che hanno “ammazzato” lui.

Storia molto personale di King (molto più del solito, diciamo), scritta quando fu scoperto il suo, di alter ego, lo scrittore Richard Bachman. Non vi dico, quanto successo ebbero quei romanzi, quando la notizia venne riportata. Prima non se li filava nessuno, eppure sono delle storie davvero valide. Venisse fuori che anche io non sono altro che uno pseudonimo dello zio Stephen… Questa storia gioca sulla fascinazione del doppio, tanto cara anche ad artisti come Lynch, per tirare in ballo un nome da poco. Sulla scissione delle nostri parti in buone e cattive, con sepoltura (nell’inconscio) della seconda. Cosa succede quando reprimiamo i lati di noi che non accettiamo? Trovano il modo di resuscitare. Sempre. In un modo, o in un altro.

4 – Cose Preziose (1992)

Nella cittadina di Castle Rock viene aperto un negozio di antiquariato e chincaglierie, la cui insegna recita “Cose Preziose”. L’anziano proprietario, Leland Gaunt, incredibilmente sembra possedere quello che le persone desiderano da impazzire. Il prezzo è sempre elevato, a meno che non si baratti con un innocente scherzo ai danni di qualche concittadino. Chissà se gli acquirenti avrebbero comunque stretto l’accordo, se Gaunt si fosse presentato a loro con corna, zoccoli e forcone…

Libro regalatomi da un ragazzo di Vicenza conosciuto al mare, che mi piaceva tantissimo, che la mia famiglia acconsentì ad ospitare a casa nostra durante le vacanza di natale. La cotta per lui passò, quella per il romanzo, no. La storia parte con King stesso che ti dice “tu sei già stato, qui”, e ti racconta quello che lui e te vedete della città davanti ai vostri occhi, come se foste due amici seduti da qualche parte, a chiacchierare. Infatti, io c’ero già stata, a Castle Rock. Con romanzi (tra cui “La metà oscura”) e racconti. Conoscevo già i suoi cittadini. Mi ci ero affezionata. Il problema è che quella era, come recitava il sottotitolo, l’ultima storia di Castle Rock. Di cosa parla il romanzo? Di avidità, sopratutto. Fino a che punto siamo disposto a spingerci, per esaudire i nostri desideri più oscuri? “Cose Preziose” mi ricorda molto il racconto “ Il nuovo vicino di casa” di Richard Matheson. Non a caso, è lo scrittore che più ha influenzato il nostro.

5 – Revival (2015)

Storia che si dipana in più decadi, vede protagonista due uomini, le cui vite continueranno ad intrecciarsi. Il reverendo Charles Jacobs crea macchinette con l’elettricità capaci di guarire le persone. Jamie Morton è un bambino, quando lui arriva in città e aiuta il fratello a guarire da un problema alla gola. Dopo la morte, avvenuta durante un incidente stradale, della moglie e della figlia, Charles se ne va. Il reverendo continuerà i suoi esperimenti con l’elettricità per uno scopo non proprio divino. Jamie cercherà di fermarlo. L’inaspettata verità che si paleserà di fronte ai loro occhi sarà devastante.

Unico romanzo più recente tra quelli citati. Penso di essere una dei pochi, ad averlo apprezzato. Ho sempre avuto fascinazione per la figura del falso profeta, colui che si spaccia per la mano di dio quando la mano che lo muove, se in qualche modo può essere ancora considerata divina, non è certo amorevole e misericordiosa. Ritroviamo alcuni topos dello scrittore, la dipendenza, la fede, l’amore, il senso di colpa. E un pizzico di Lovecraft, che non guasta mai.

Finita la piccola lista di alcuni romanzi del Re che amo. Scelta difficile, tra la sessantina di libri letti. Fatemi sapere se li avete letti, se vi ho incuriosito, se ne recupererete qualcuno. Vi aspetto per chiacchierare di King insieme. Prendetevi un po’ di tempo libero, nel caso.