
Non so se ve ne siete accorti. Io, sì. E ne sono molto contenta…
Se siete appassionati di cinema come me, e seguite, attenti, le ultime uscite, vi sarete accorti che il genere gotico sta vivendo una rinascita. E non è una parola scelta a caso. Già ve ne era sentore con Lanthimos e il suo “Povere creature!” nel 2023, una versione al femminile del mostro di Frankenstein, con il suo tripudio di architetture vittoriane, costumi teatrali e ossessioni scientifiche tipiche del periodo romantico.
Nell’ultimo anno, il sentore è diventato certezza. Partiamo dal 2025, che vede Jacob Elordi in “Frankestein” di Guillermo del Toro, e il “Dracula – L’amore perduto” di Besson, che riprende l’elemento della storia d’amore tormentata della pellicola di Coppola del 1992 per farne elemento centrale. Arriviamo a questo inizio del 2026, che rivede di nuovo Jacob Elordi, questa volta nella rivisitazione di Emerald Fennell di “Cime Tempestose”, e “La sposa!” di Maggie Gyllenhaal, versione anni 30 alla Bonnie e Clyde de “La sposa di Frankenstein”.
Il gotico, benché soggetto, come ogni genere, ad avere alti e bassi, non sparirà mai. Perché è, più che un genere, uno stato d’animo. Un modo di vivere e di sentire, cupo, introverso, malinconico; romantico e struggente al tempo stesso. Un camminare sul confine tra gli opposti, tra la bellezza e la corruzione, tra amore e morte, desiderio e repulsione. Proprio in virtù del suo essere “sensazione”, riesce a rivestire panni diversi in decadi diverse, come la nebbia che cala nella brughiera inglese, tanto per rimanere in tema. A volte con grande successo, come accaduto negli anni 90.
Ahhh! Gli anni 90! Non esistono abbastanza “h”, per farvi comprendere l’ampiezza della mia esclamazione nostalgica. Non ho amato particolarmente la mia adolescenza, per usare un eufemismo, ma ho amato gli anni 90. Forse la mia cupezza e il mio sentirmi un’outsider hanno trovato piena accoglienza in un periodo storico caratterizzato da cinismo, disillusione e introspezione. Il gotico, neanche a dirlo, in quegli anni si lega a doppia mandata a questo stato d’animo. L’ambientazione spesso si sposta da castelli e case vittoriane alle periferie delle grandi città, povere, criminali e fatiscenti. Senza contare la nascita delle nuove tecnologie, che riportano alla luce la paura umana del nuovo e dello sviluppo tecnologico, già presenti nel romanzo di Mary Shelley.
Vi propongo cinque film che amo visceralmente. Non è stato difficile, trovarne cinque. È stato difficile sceglierne, solo cinque. Sarei potuta arrivare a una ventina senza battere ciglio. Buona lettura!
1 – Edward mani di forbice (1990)

Un ragazzo viene creato in laboratorio da uno scienziato che muore prima di completarlo, lasciandogli lame al posto delle mani. Viene scoperto e accolto in casa da Peg, donna gentile, che vive in un quartiere suburbano dai colori pastello, tanto finti quanto i suoi abitanti. Il “diverso” viene prima accolto, ma come un fenomeno da baraccone, e poi rifiutato, proprio per la sua diversità. Nel mezzo, lo sbocciare di un amore impossibile.
Allora, Tim Burton. L’uomo più gotico che più gotico non si può. Anche i suoi capelli, sono gotici. Gli anni 90 lo hanno visto al suo apice, lui, e tutta la sua produzione. I suoi personaggi sono outisider come lui. Questo film è una fiaba oscura, con una non tanto celata critica sociale. Il costume del personaggio di Johnny Deep, uomo bellissimo anche quando è mostruoso, diventerà iconico, e ritroveremo diversi richiami nella moda di quegli anni.
2 – La famiglia Addams (1991)

Passiamo da una favola struggente a una commedia tanto brillante quanto nera. Di cosa parla, arrivando al nocciolo? Di amore. Di famiglia. Nel modo più convenzionale e, al tempo stesso, più surreale che esista. Non penso che ci sia bisogno di presentazioni. Non credo che esista al mondo persona che non conosca la famiglia Addams. Forse i più giovani ne avranno fatto conoscenza con la serie tv “Mercoledì”, per tirare nuovamente in ballo Tim Burton.
Non me ne vogliano, ma il film di Barry Sonnenfeld è tutto di un altro livello. Dalle scenografie elaborate, ai costumi sfarzosi, a una sceneggiatura brillante e raffinata al tempo stesso. E poi loro, gli attori protagonisti. Anjelica Huston e Raul Julia rappresentano l’eleganza e il carisma gotico per eccellenza. Aneddoto personale: mi sono travestita da lei, a carnevale, quando avevo tredici anni. Ho ritrovato le fotografie. Se un giorno impazzisco del tutto, ve le faccio vedere…
3 – Il corvo (1994)

In una città degradata e corrotta, Eric Draven e la sua fidanzata vengono aggrediti e uccisi in casa loro nella notte di Ognissanti. Un anno dopo, lui torna dal mondo dei morti grazie a un corvo, animale psicopompo, per vendicarsi e trovare finalmente pace.
Lungo cappotto di pelle e trucco da triste pagliaccio per il compianto Brandon Lee, edifici fatiscenti e poco illuminati, ambientazione notturna e piovosa (“Non può piovere per sempre”). E i temi universali di amore, vendetta, giustizia e perdita fanno del film il perfetto caposaldo del genere new-gothic.
4 – Il mistero di Sleepy Hollow (1999)

Dopo la fiaba, la commedia, il drammatico, passiamo a un più classico film del genere. Ichabod Crane, investigatore fifone della Grande Mela, viene spedito nel paesino rurale di Sleepy Hollow per risolvere una serie di omicidi attribuiti al leggendario Cavaliere senza Testa. Scienza contro superstizione, moderno contro antico, dove si troverà, la verità? Nel mezzo, come in ogni buon film gotico che si rispetti.
E risiamo a Tim Burton. Questa volta ci catapulta in epoca vittoriana, tra boschi, nebbie e superstizioni. Non manca la vena poetica che contraddistingue ogni i suoi film, e neppure l’outsider di circostanza. In una realtà, quella di Sleepy Hollow, caratterizzata dalle credenze popolari, la parte spetta allo sciocco e scettico investigatore, un Johnny Deep come sempre in stato di grazia.
5 – Matrix (1999)

Chiudiamo con la fantascienza. Sì, avete capito bene. Fantascienza dall’atmosfera gotica. Neo è un hacker che scopre di essere intrappolato in un mondo virtuale, in un tempo futuro imprecisato, creato dalle macchine per controllare l’umanità. Secondo molti lui è l’Eletto, colui che libererà gli uomini dalla schiavitù. Compito suo, scoprire se hanno ragione oppure se le loro speranze sono mal riposte.
Ambientazioni industriali, oscurità, distopia tecnologica ed eroi tragici rivestiti di lunghi cappotti di pelle nera e occhiali futuristici, creano un’atmosfera affascinante e disturbante al tempo stesso. Il confine su cui questo film gotico si muove? Quello tra realtà e finzione, soprattutto. E mistero. Chi ha vissuto l’uscita di questo film al cinema, si ricorderà della pubblicità in cui non ti facevano vedere niente, solo una cascata di codici informatici verde fluorescente su sfondo nero, e un disclaimer “Cos’è Matrix?”. E nulla più. Fino all’uscita del film, questa domanda ci risuonava come un tarlo nel cervello, giuro. E dopo la visione del film, ho ceduto anche io, al fascino del cappotto lungo di pelle. Che fighi che eravamo, negli anni 90.
Siamo arrivati in fondo alla faticosa selezione di, soli, cinque film gotici degli anni 90. Spero di aver solleticato la curiosità di chi non li ha visti, e la nostalgia a chi, invece, lo ha fatto. Nello scrivere l’articolo, mi è presa un’incontenibile voglia di riguardare ognuna di queste pellicole. E di un cappotto di pelle nera.