Ti consiglio un libro: “Il piccolo libro dei colori” di Michel Pastoureau e Dominique Simonnet

Io amo i colori. Tutti. Per chi mi conosce di persona, o ha mai visto una mia foto, questa mia esternazione può sembrare una bugia. Ma il mio codice di abbigliamento, improntato per lo più sul total black, non vi deve trarre in inganno. Quando entro in cartoleria, o in uno di quei meravigliosi negozi per artisti, mi si illuminano gli occhi, di fronte a tutte quelle tinte colorate, ai pennarelli dalle mille sfumature, alle matite con quelle mine brillanti. Mi sento come una bambina in un negozio di caramelle. O come me stessa, in un negozio di caramelle. Coloratissime pure quelle.

I colori stimolano la mia curiosità. Mi chiedo quali mi piacciono di più, e quali mi piacciono di meno. Cosa smuove in me una certa tinta, cosa mi trasmette. Quando scrivo una storia, cerco di utilizzare i colori con criterio. Se avete letto “Note di jazz a Rainbow Street”, forse vi sarete accorti che, i personaggi più importanti, sono caratterizzati da un colore in particolare. Non è stata una scelta casuale. Sono molto scrupolosa, anche sulle più piccole sfumature. Anche se questo, ahimè, rallenta molto la mia scrittura (e mi fornisce un motivo in più per procrastinare…).

Ma la cosa più importante, almeno per come sono fatta io, è che mi domando sempre “Perché?”. Perché quel colore mi piace? Perché quello no? Perché quello mi mette tristezza? Perché quello quasi mi urta? Fortunatamente per me, anche Michel Pastoureau si è posto le stesse domande. Storico, antropologo e saggista francese, è forse il maggior specialista dei colori e del loro significato simbolico.

“Il piccolo libro dei colori” è, davvero, un piccolo libro. Ma la densità delle informazioni riportate è notevole, e non basta una sola lettura, per far proprie le informazioni riportate. Innanzitutto, il contenuto è un’intervista. Un dialogo tra lo storico e Simonnet, caporedattrice di un settimanale francese e scrittrice.

Pastoureau ci racconta che i colori sono sei, e poi ci sono cinque mezze tinte, o comprimari. Un piccolo capitolo è dedicato a ognuno di loro. Scopriremo la loro storia, dalle pitture rupestri, passando per l’Antica Roma e continuando per il Medioevo fino ai giorni nostri. Perché si fanno portatori di certi significati e di certi simboli, duri a morire, o a cambiare, fino ai giorni nostri.

I sei colori sono: blu, rosso, bianco, verde, giallo e nero. Troveremo il giallo, il colore dei traditori come vediamo nei dipinti dove la tunica dei traditori, e di Giuda in primis, è dipinta di giallo, e che, ancora oggi, non gode di una gran fama, a parte nei bambini che lo adorano. Capiremo come la religione, impossessandosi del colore blu, lo abbia fatto rivalutare a tal punto che, tutt’oggi, è il colore preferito per eccellenza. Leggeremo del rosso, della sua dicotomia, del suo essere vita e sangue, ma anche fuoco e peccato. Passeremo dal bianco, espressione di purezza e innocenza, ma anche il colore dei fantasmi. Arriveremo al verde, doppiogiochista e instabile, difficile da ottenere nella tintura se non, a volte, pure velenoso, ed elevato a rappresentante dell’ecologia solo in tempi moderni. Finiremo col nero, colore costoso riservato a ricchi e prelati, colore del lutto ma anche dell’eleganza.

Un piccolo capitolo è riservato ai cinque comprimari: rosa, viola, arancio, marrone e grigio. Colori nati per farsi carico di simboli diversi, non attribuibili agli altri sei. Come il rosa, indossato durante il Romanticismo, che ha acquisito come simbologia la dolcezza, la femminilità ma anche la leziosità, prendendo il nome dal bellissimo, ma delicato, fiore.

Ci sarebbe tantissimo, da dire, ma rischierei di riportarvi il libro pari pari, e non sono una narratrice brillante ed esperta come Michel Pastoureau. Se siete appassionati di colore, se siete artisti ma anche no, se volete sapere come il colore influenza la vostra vita, comprate questo libriccino. E se poi ne vorrete sapere di più, esistono monografie per ogni colore, molto, ma molto più corpose, scritte sempre da lui. Esistono due versioni: quella più piccola, un po’ più economica, con solo testo; e quella enorme, bellissima, carta lucida, piena di illustrazioni, fotografie, dipinti. Io consiglio la seconda, ma quello è a vostra discrezione. Al momento, ne possiedo due, i miei colori preferiti: nero (ovviamente) e rosa (meno ovvio, lo so).

Domanda finale scontata: qual è il vostro colore preferito?