
Sono pessima, nel self branding. O nel marketing. O in qualsiasi modo si chiami il promuovere sé stessi e il proprio lavoro. Nel mio caso specifico, immagino sia la mia attività (secondaria, ahimè!) di scrittrice di romanzi noir. Gli esperti, gli amici, e quelli che si credono entrambi, mi dicono che dovrei produrre materiale riguardante il genere che scrivo. Quindi parlare di libri thriller e noir, lo stesso per i film. Non sgarrare. Al massimo, una veloce incursione nell’horror, ma solo un pizzico, come il sale. “Trovare la propria nicchia”, dicono.
C’è solo un problema. Io le ho visitate, queste pagine social monotematiche. Spesso, le ho trovate noiose. Ti consigliano romanzi e/o film horror, thriller, o noir in quanto tali. Non perché vi hanno trovato dentro qualcosa che li abbia meravigliati, un protagonista con un arco di trasformazione che ti dà da riflettere, una fotografia che emoziona, un’ambientazione affascinante che ti porta, per un breve istante, lontano da casa. E a me non interessa se, queste pagine, funzionano. Questo è un mio spazio e voglio scrivere per me, e per voi, su tutto quello che mi emoziona. Che mi infiamma le viscere, come dissi una volta a un mio amico.
A me emozionano tantissime cose. Chi mi segue da un po’, se ne sarà accorto dalla varietà argomenti di cui mi piace parlarvi. Posso raccomandarvi un film horror oggi e, nella prossima newsletter, parlarvi di una raccolta di poesie che mi ha fatto battere il cuore. Posso approfondire un libro divulgativo di psicologia (vi ricordate gli articoli su “Le dee dentro la donna” della Bolen?) o parlarvi di teatro e di catarsi. Amo tutto ciò che riesce a illuminare i miei occhi e a sorprendermi. L’arte, in tutte le sue forme e le sue varietà. Ho capito che, forse, la mia nicchia di riferimento è questa. Persone pronte a lasciarsi meravigliare.

Circa un mese fa ero a prendere un caffè nel bar vicino casa. Ero al tavolino, diario aperto ma zero voglia di scrivere, tempo uggioso, umore peggio. Alzo lo sguardo verso la vetrata e mi accorgo che, sul portaombrelli fuori dalla porta, qualcuno aveva lasciato una barchetta fatta con uno scontrino. Quell’oggetto inusuale che ha spezzato il quotidiano mi ha fatto sorridere. Mi ha fatto illuminare gli occhi, per riprendere quello detto qualche riga più in su. Uscita dal locale, decido di fargli una foto e di postarla su Substack. Ho pensato che, forse, avrei potuto rallegrare la giornata anche ad altri, come era successo a me. Con mia grande gioia, così è stato. Ed eccoci arrivati al libro di cui vi voglio parlare oggi.

“Risveglia la città – Idee e progetti per lanciare il tuo messaggio al mondo” è un manuale scritto e illustrato da Keri Smith, artista e autrice del più famoso “Distruggi questo diario”. Di cosa parla, questo libro? Di una delle cose più belle del mondo: la guerrilla art.
Cos’è la guerrilla art? In poche parole, ogni opera artistica anonima, costruita, installata, o attuata in un luogo pubblico, con il solo scopo di influire sull’ambiente in modo creativo e stimolante. Rendere inconsueto il quotidiano. Voglio rassicurarvi che non bisogna saper dipingere la Gioconda, per diventare guerriglieri urbani. Altrimenti io sarei stata già scartata da un pezzo, ve lo posso assicurare. Il libro, infatti, inizia con una citazione molto bella e puntuale di Henry David Thoreau, che riflette il significato profondo della guerrilla art, e che vi voglio riportare:
“E’ notevole saper dipingere un determinato quadro o scolpire una statua e così rendere belli alcuni oggetti. Ma è molto più glorioso scolpire e dipingere l’atmosfera stessa e il mezzo attraverso cui guardiamo. Influire sulla qualità della giornata, ecco la più elevata delle arti.”
Nel manuale della Smith troviamo tutta una prima parte sulla descrizione della guerrilla art, cos’è, il valore del temporaneo, le regole, e come muoversi. Di seguito, troviamo indicazioni su come fabbricare i nostri strumenti mentre, in appendice, dei modelli per crearli. Ma la parte più succosa e interessante riguarda quelli che lei chiama “esercizi”. Un compendio di idee su cosa fare e come muovere i primi passi in questo fantastico mondo. Alcuni sono molto semplici e veloci, ma non per questo di minor impatto (ricordatevi la barchetta fatta con lo scontrino), come scrivere delle belle frasi piene d’amore su dei bigliettini da infilare nelle tasche dei vestiti di un negozio. Immaginate la sorpresa di chi, mentre si prova un paio di pantaloni dentro un camerino, troverà un foglietto con su scritto “oggi sei meraviglioso/a”. Altri esercizi sono appena più complessi, come creare un’installazione di origami. Comunque, sempre niente Gioconda.
Qualche anno fa, per un periodo di tempo, ho portato avanti un progetto di guerrilla art nella mia città. Uno abbastanza complesso, ma che mi ha dato molte soddisfazioni. Oggetti utilizzati? Un cellulare, e una maschera di piccione… Se volete, un giorno ve ne parlo.
Questo è il libro che vi consiglio. Riguardo all’atto sovversivo… fate un’opera di guerrilla art! Oggi stesso! Buttatevi, partite con una cosa semplice! Se non avete questo libro, o altri sull’argomento, non importa. Andate su internet, e fate una ricerca. Troverete migliaia di spunti, anche sul sito della stessa autrice. Fate una barchetta di carta, e appoggiatela sulla panchina che incrociate tutti i giorni sul vostro tragitto. Prendete un gesso colorato, e scrivete un “Ciao!” enorme sul marciapiede vicino al supermercato (ma non fatevi beccare, eh! Bisogna rimanere anonimi!). Strappate un sorriso a uno sconosciuto, illuminategli la giornata. Rendete il vostro ambiente più colorato. Se vi va, scattate poi una foto e pubblicatela sui social, che anche il mondo virtuale ha bisogno di vera bellezza. E rendetemi partecipe dei vostri atti sovversivi, ve ne prego.