Ti consiglio un film: “It Follows” di David Robert Mitchell

Mio marito fa il fotografo. Lo fa per passione, ma studia molto e ci mette molto impegno, e non è meno bravo di molti che lo fanno di professione. Digressione a parte… Un giorno una modella gotica che lui ha fotografato chiede, sui social, consigli per un film horror. Lui gli gira gli articoli che ho scritto sul genere, e lei gli risponde “ti ringrazio ma, a parte uno, li ho visti tutti”. Colpo al cuore anche se, da un’appassionata, anche se giovane, come lei, me lo potevo aspettare.

Mi sono messa a riflettere sulle mie conoscenze e gusti in materia. E’ vero che, solitamente, consiglio film, diciamo, datati. Molto spesso le giovani leve del macabro non hanno recuperato il catalogo antecedente al 2000, e io sono contenta di fornire titoli per colmare la lacuna. Nella mia classifica personale dei miei horror preferiti, si va dagli anni 70 agli anni 90. Ma non è solo per quello, che vado indietro nel tempo, a pescare film.

Negli ultimi tempi, il genere ha ripreso vigore. Basti pensare alla saga di “The conjuring” o film d’autore come quelli di Eggers. Io, però, faccio fatica a trovare film che davvero mi prendono dentro, oltre al solito jumpscare che ci può anche stare, eh! Ma, per quanto mi riguarda, lascia il tempo che trova. Quindi, accentando la sfida del “grazie, ma l’ho già visto”, ho pensato a due film degli anni 10, che ho apprezzato in modo particolare. Uno abbastanza famoso, visto che la pellicola è stata presentata anche al Festival di Cannes. L’altro, una piccola produzione indipendente, diciamo un po’ più di nicchia. Parto da quello abbastanza famoso.

“It Follows” è una pellicola del 2014 del regista David Robert Mitchell, che si è occupato anche della sceneggiatura e della produzione.

Veniamo alla storia. Jay, studentessa universitaria, decide di concedersi al ragazzo con cui esce da un po’ di tempo. A fine rapporto, consumato in auto nel parcheggio del rudere di uno stabile abbandonato, lui l’addormenta col cloroformio. Quando la ragazza si risveglia, si trova legata a una sedia con le rotelle. Lui gli svela di averle passato una maledizione tramite il coito (ebbene, sì, oltre a malattie veneree e gravidanze indesiderate, pure la maledizione), e si troverà perseguitata da un’entità soprannaturale che assume varie sembianze, che le darà la caccia per ucciderla, finché lei non lo passerà a qualcun altro. E, dulcis in fundo, se lei morirà, l’entità tornerà a perseguitare il precedente “proprietario”. Per farle capire che non sta mentendo, aspetta che l’entità si presenti nello stabile abbandonato, prima di riportarla a casa. Non dovranno attendere a lungo.

A parte la questione del sesso, può essere che non abbia solleticato molto la vostra curiosità, col mio accenno di storia. Perché quella, in qualche modo, è banale. Magari vi ricorda quella pubblicità anni 80 sull’aids, che creava l’alone azzurro intorno alle persone infette che se lo passano tra loro. In effetti, alla fine, parliamo di contagio. Ma ci sono vari aspetti del film, che lo rendono veramente accattivante e, ovviamente, terrorizzante.

Innanzitutto, le paure collettive che va a toccare. Il regista disse di essersi ispirato a un incubo ricorrente che lo aveva attanagliato da ragazzo. Quello di essere inseguito da uno sconosciuto, armato di cattive intenzioni. La figura di quella che una volta veniva chiamata “l’uomo nero”, è un topos nei film horror (Freddy Krueger vi dice niente?), perché va a toccare la paura dello sconosciuto, del diverso. Che siano presenti o meno scene splatter, sono film che vanno a lavorare sulla componente psicologica. È qualcosa che ognuno di noi, nella realtà, ha provato.

Ma “It Follows”, rispetto a film come “Nightmare on Elm street”, fa un passo avanti. Perché l’entità può prendere anche le sembianze di qualcuno conosciuto, e amato. La persona che ci vuole bene, che ci difende, che non ci farebbe mai del male… cambia. E le nostre sicurezze crollano. Ma, allo stesso modo del film di Craven, gioca sul dubbio. Quell’uomo che sta camminando nella mia direzione, è davvero un uomo, o è l’entità che mi sta dando la caccia? Anche quando l’identità è chiara (come una donna nuda che cammina in mezzo di strada e che nessuno, oltre te, vede), lo stridio tra la normalità e l’elemento disturbante crea angoscia.

Le scene splatter ci sono, poche, ma ben dosate e ben pensate. Aggiungono l’elemento carnale a un film che si basa prevalentemente sull’angoscia crescente dell’attesa. Cosa strana, se si considera come si passa la maledizione.

Passando a elementi tecnici. Ho trovato le scelte registiche intelligenti e raffinate, a partire dalla scena iniziale. Vediamo una ragazza camminare per strada, in un quartiere residenziale, all’alba, impaurita, che si guarda intorno, vestita solo in lingerie e un paio di décolleté rosse. Sembra che qualcuna la stia inseguendo, ma si capisce che i vicini non vedono niente, a parte lo strano comportamento di lei. Non vi continuo la scena, vale la pena che la guardiate voi, perché già cattura la curiosità, e smuove immediatamente un senso di angoscia.

Ho apprezzato l’utilizzo del grandangolo, che ha dato ampiezza e profondità alle scene. Un campo largo pieno di persone. E, nel mezzo, forse, l’entità. Il regista e il direttore della fotografia si sono sono ispirati al lavoro di Gregory Crewdson, forse il miglior fotografo di staged photography. Vi consiglio di dare un’occhiata al suo lavoro, se vi piace il genere.

Interessante anche la musica del film. Uno stile elettronico, ansiogeno, ispirato alle musiche degli anni 80, in particolare al lavoro di John Carpenter.

Spero di aver solleticato la vostra curiosità, e che possiate dare una possibilità a questo film, amanti del genere o meno. Ieri sera l’ho riguardato per scrivere questo articolo e mio marito, benché rifugga i film horror come la peste, non è riuscito a staccare gli occhi dallo schermo. Perché quando un film è fatto bene e ha sostanza, ti risuona dentro e ti cattura l’attenzione.

Ah! Spero anche che la modella gotica possa finalmente dirmi: “questo non l’ho visto! Grazie!”.