5 Personaggi che vorrei interpretare

Questo articolo, l’ho scritto per me.

E’ vero, quasi tutto ciò che scrivo, in realtà, lo scrivo per me. Quando racconto le mie riflessioni, i miei pensieri. Ma anche quando vi consiglio un libro, un film. Quando vi parlo del mio romanzo, sia di quello uscito che di quello in scrittura. Ma questo articolo è diverso. Non nell’argomento, ma nella necessità che ho avuto io, di rifletterci sopra. E adesso vi beccate un po’ di “me personale”, prima di arrivare al nocciolo dell’articolo (e del divertimento). Solo due righe, altrimenti mi fuggite tutti via.

Chi mi segue da un po’, sa quanto il teatro sia di vitale importanza, nella mia vita. Lo scorso anno, poi, mi ha donato talmente tanto che mi sono riversata completamente in esso, anche a discapito di altre attività; lasciandomi, dopo l’esibizione, completamente bloccata in tutti gli altri aspetti della mia vita “artistica” (e non solo), e con la necessità di ripartire, in autunno, al più presto. La recitazione mi ha aiutato, e mi aiuta tuttora, a scoprire, e accettare, quei lati di me che ho sempre ripudiato. Con il personaggio che ho vestito quest’anno ancora di più. È andato a toccare un nervo scoperto, mettendomi in crisi. L’ho amato totalmente proprio per questo.

Al momento, sono bloccata. Per una serie di vicissitudini, il teatro non mi sta al momento dando quello di cui necessito. Faccio molta fatica a rientrare nel personaggio, come se, in qualche modo, lo respingessi. E, tutto ciò, mi causa dolore. Quindi, come una sorta di medicina, ho deciso di pensare a cinque personaggi che vorrei interpretare, per ritrovare quella passione e quella scintilla che, al momento, faticano ad accendersi. In più, nel momento in cui sto scrivendo, ho avuto notizia che monterò una scena nuova, insieme a una persona con cui non vedevo l’ora di lavorare da tempo. Incrociamo le dita.

Jack Nicholson disse che siamo uguali al 70% a ogni personaggio che interpretiamo. Sì, anche ai pazzi psicolabili. Questo perché le emozioni di base sono le medesime. Tipo la rabbia. Io, magari, mi altero con chi me la provoca, mentre un serial killer lo ammazza. Partenza uguale, finale diverso. Quindi non vi preoccupate, dopo aver letto chi vorrei interpretare, di incontrarmi per strada. Al momento, le persone le uccido solo nella mia mente.

1 – Marchesa Isabelle de Merteuil – Le relazioni pericolose (Stephen Frears – 1998)

Nella Francia del XVII secolo, la marchesa de Merteuil ci dà sotto con intrighi e inganni, un po’ per noia, un po’ per vendetta. Oltre ad avere uno stuolo di amanti che manovra come marionette. Scommette con il visconte Valmont, cinico donnaiolo, di sedurre la giovane promessa sposa del suo vecchio amante. La posta in gioco? Una notte d’amore con lei. Distrugge vite, come fu distrutta la sua. La rabbia di una donna, rivolta verso tutti e tutte.

Tratto da un romanzo, l’adattamento cinematografico del 1998 è il mio preferito. Glenn Close, sempre meravigliosa, nella sua, forse, più memorabile interpretazione.

2 – Alex Forrest – Attrazione fatale (Adrian Lyne – 1987)

Dan Gallagher, avvocato gigione, incontra Alex Forrest, dirigente editoriale, a un convegno, mentre la sua famiglia è fuori per il weekend. Ovviamente, se la porta a letto, e poi la molla, dicendole che per lui è stata solo l’avventura di una notte, essendo sposato. Ma lei non è che se ne faccia proprio una ragione. Tra telefonate 24h, tentativi di suicidio, acido nell’auto e un coniglio bollito, Alex Forrest incarna la perfetta, disturbata mentalmente, stalker. Trovo il connubio di fascino e pazzia irresistibile.

Se dovessi mai scegliere solo personaggi interpretati da un’unica attrice, non ho dubbi che la mia scelta verterebbe sulla filmografia di Glenn Close.

3 – Velma Kelly – Chicago (Rob Marshall – 2002)

Chicago anni 20. La star di nightclub Velma Kelly viene arrestata per aver ucciso sorella e marito che aveva trovato a letto insieme. Snob e con la puzza sotto il naso, in prigione viene avvicinata da una sua fan, un’altra simpatica assassina, che prima scaccia via come una fastidiosa mosca, ma a cui poi si trova a leccarle il sedere. La rivale sta diventando più famosa di lei, e ha più possibilità di non finire impiccata.

Ho un debole, per le donne spocchiose. Ne interpreto una, quest’anno, no? E adoro i vestiti anni 20, e tutto il fascino dell’epoca jazz.

Catherine Zeta-Jones balla, canta e recita divinamente, in questo musical. Non è la protagonista principale, ma la scena la ruba tutta lei.

4 – Amy Dunne – L’amore bugiardo – Gone Girl (David Fincher – 2014)

Adesso, chi ha già visto il film, si starà davvero preoccupando, che io abbia tutto questo desiderio di interpretare questo personaggio.

Amy Dunne, musa ispiratrice della serie di libri per bambini “Amazing Amy”, creata dai suoi genitori, scompare il giorno del suo quinto anniversario di matrimonio. Il marito, Nick Dunne, uomo inutile e traditore, è sospettato di omicidio, anche se il corpo non è stato trovato. Ci sono una moltitudine di indizi che conducono a lui. Pure troppi.

Amy Dunne è la classica definizione di narcisista sociopatica. Totalmente priva di empatia, ma con una forte capacità di comprendere il prossimo solo per manipolarlo. Mi intriga tantissimo. Sarei capace di interpretarla? Di sicuro, una sfida.

Rosamund Pike da Oscar.

5 – Lee Holloway – Secretary (Steven Shainberg – 2002)

Uno dei miei film preferiti in assoluto, me lo sono lasciato per ultimo. Il film, e il personaggio interpretato da Maggie Gyllenhaal.

Lee Holloway, masochista e autolesionista, esce dalla clinica psichiatrica con tutta l’intenzione di trovare il suo posto nel mondo, qualunque esso sia. Nel frattempo, trova lavoro come segretaria dell’avvocato Grey. Se lei ha qualche problemino, lui ne è un vaso ricolmo. Tra i due inizia una relazione BDSM. Lee non ha problemi ad accettarsi per come è, ed è pronta a lottare per quello che vuole. Lui, d’altro canto, preferisce fuggire, dalla sua vera natura, fuggendo da lei. Vigliaccone.

Chi mi conosce, penserà che non ci sia niente di somigliante, tra me e Lee. Chi mi conosce davvero bene, vedrà quanto io e lei siamo simili. E, per questo, mi sento fortunata.

Articolo più lungo del solito, perdonatemi, ma potete sempre leggerlo a rate, che mica si autodistrugge come i messaggi di “Mission Impossible”. Tornerò alle mie consuete lunghezze, ve lo prometto.

Non vi sto a dire che vi consiglio tutti e cinque i film che ho nominato. L’ultimo, in particolare. Fatemi sapere se, e cosa avete visto.