Ti consiglio un libro: “I diari della principessa” di Carrie Fisher

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

Ok, la galassia è la nostra, e il tempo, sì, lontano, ma non poi così tanto. Almeno per me, che ancora mi sento giovane e fresca come una rosa. Perché parliamo degli anni 70, gli anni che videro nascere un mondo così estraneo, ma che sarebbe diventato non solo riconoscibile, ma proprio conosciuto. Una galassia con pianeti dai nomi assurdi e una spropositata quantità di soli e lune, animali tanti strambi quanto puzzolenti, astronavi pazzesche e una enormità di razze diverse che parlano lingue diverse, ma che tutti sembrano comprendere.

In quel marasma fantascientifico, si muoveranno alcuni dei personaggi più iconici mai stati scritti (e interpretati magistralmente). In quel gruppetto stellare si trova lei, una delle mie eroine preferite di sempre; capelli assurdi, vestaglia bianca tipo pigiama da notte, e l’alterigia di chi non si fa mettere i piedi in testa da nessuno.

Ero già grandicella, quando vidi “Star Wars” per la prima volta. Quando uscì al cinema, non ero ancora nata. E, in seguito, non veniva passato spesso, in televisione (no, niente streaming, negli anni 80). Fui totalmente rapita, dalla storia. Sì, i dialoghi erano quelli che erano, e me n’ero accorta nonostante la giovane età. Anche se non ero mai stata appassionata di fantascienza, comprendevo che, quel film, andava oltre, il genere. Era come vedere qualcosa di antico, qualcosa di storico, ma sparato nel tempo e nello spazio. Lo adoravo. In più, vi era un cast di attori con un fascino stellare. Di Harrison Ford ero già innamorata dopo la visione di “Indiana Jones”, anche se ho subito pensato che Han Solo avesse una marcia in più, rispetto all’archeologo (il fascino della canaglia fa sempre presa). E poi c’era lei. La principessa Leia. Che non se la sta a godere, visto, appunto, che è una principessa. No. Si butta a capofitto nella Ribellione, impavida, tenace, pronta a far fuoco e fiamme. Magnifica. E sarcastica. Una dote che ho sempre apprezzato e che, fortunatamente, possiedo anche io.

La principessa Leia è diventata una dei miei idoli fin da subito. Ma, crescendo, è successo una cosa strana. Ho cominciato ad ascoltare quello che aveva da dire anche l’attrice, che stava dietro di lei. Interviste, libri, articoli. Ho iniziato ad interessarmi della sua vita, così complessa, ma anche così ricca. Ho scoperto che, quella donna, mi piaceva tanto quanto il personaggio che interpretava. Mi sono chiesta quanto ci fosse di lei, in Leia, e di Leia, in lei. Carrie Fisher mi ha risposto. Con questo libro.

“I diari della principessa – Io, Leia e la nostra vita insieme” è un memoir intenso e brillante. Carrie Fisher ci conduce nei suoi ricordi più intimi riguardo quell’avventura che è stato girare Star Wars, un film che nessuno, tanto meno lei, si aspettava diventasse un successo planetario. Ancor meno, di quanto interpretare l’unica donna di tutto quell’universo, l’avrebbe legata a doppia mandata a quel personaggio, nel bene e nel male.

La Fisher ci racconta di come è nata l’idea per questo libro; di quando, alzando delle stecche dal pavimento durante dei lavori, ha ritrovato il diario scritto proprio in quei giorni. Inizia a raccontarci della sua famiglia, di come quei rapporti hanno inciso su di lei. La sua prima apparizione in “Shampoo”, a fianco di Warren Beatty. Il casting per Star Wars, i primi passi in quel mondo, ragazza giovane e ingenua (all’epoca aveva diciannove anni), i tre mesi di riprese.

Nella seconda parte del libro, ci parla del suo rapporto conflittuale con questo personaggio così ingombrante. Di quanto ha odiato, quella principessa che tutto il mondo, invece, amava. Ma anche di come ha compreso, crescendo e maturando, dell’enorme fortuna avuta nell’averla interpretata. Di quanto ci sia di Leia, in lei, e quanto di Carrie, nella principessa. Forse, in fondo, erano una, meravigliosa, persona sola.

Nel centro del libro, sono riportate le pagine del diario ritrovato. Dove lei, con una maturità, consapevolezza e trasporto, parla di lui. Di Harrison Ford. E della storia clandestina che hanno avuto, in quei tre mesi di riprese. Come dice la Fisher stessa, ormai sono tutti troppo vecchi, per prendersela a male per qualcosa capitato quarant’anni prima (lui, oltre ad avere avuto trentatré anni, era sposato e aveva già due figli).

Ho amato molto, questo libro. Una donna così acuta, schietta, sarcastica ma dolce. Una scrittura brillante e intima, che ti dà quasi l’impressione di trovarti in un caffè, con lei davanti, che ti racconta la sua vita, senza vergogna alcuna, senza remore. Sicura di sé, e della donna che è diventata. Una vita di cui non rimpiange niente, e riguarda ai suoi sbagli con tenerezza, perché anche quelli, l’hanno fatta diventare la persona che era. Purtroppo, ci ha lasciato troppo, troppo presto.

Sono alla ricerca dei suoi vecchi libri, nei mercatini, perché voglio recuperare tutto quello che ha scritto. Sfortunatamente, non vengono più ristampati, qui in Italia. Altro sfortunatamente, il mio inglese non è così forte da poter comprendere appieno la sua ironia. Voi leggete questo, e apprezzate la donna dietro il personaggio.